inchiostro di seppia

una seppia nella rete
venerdì, 25 settembre 2009

 

Solitudine





Da un amico anonimo:





“E' forse utile dire qualcosa in merito alla solitudine, perché sembra in diretto rapporto con l'argomento del post [precedente] (internet e gli strani fenomeni connessi alla comunicazione nell'epoca attuale).


Apparentemente, la comunicazione non è stata mai così estesa, diffusa, e persino compulsiva, come in questi tempi. Ciò sembra creare un paradosso, perché mai come oggi la solitudine dei singoli è stata pure così radicale e profonda. In un precedente commento è stato sottolineato come la quantità di comunicazione sia inversamente proporzionale al valore qualitativo del suo contenuto. In analogia col rapporto fra movimento ed esistenza (il valore temporale nel tempo x di un oggetto in movimento è tanto minore quanto maggiore è la sua velocità di cambiamento), si può dire che, tanto maggiore sarà la quantità e velocità di passaggi di un certo messaggio, tanto minore sarà il valore e la profondità del suo contenuto. Ma questa non è la conseguenza dell'accrescersi della quantità di comunicazione, piuttosto ne è la vera causa. La compulsione a comunicare è conseguenza dell'impossibilità di farlo, o di farlo in maniera profonda. La ragione di tutto sta nell'impoverimento semantico della condizione di esistenza attuale. La comunicazione ha come proprio presupposto la presenza di un 'cielo' di partecipazione semantica che non necessità di essere comunicato perché è sovraindividuale. Ove questo spirito si ritira, la risonanza significativa delle parole (e prima, dei concetti) si spegne: possiamo ancora dire delle cose e significarle, ma sono le cose a non significare a loro volta più niente. E' forse anche questa la ragione della difficoltà, anche fra coloro che hanno compreso determinate verità e che sono in possesso di determinate conoscenze, a trovare il modo di comunicare autenticamente fra di loro: l'ambiente in cui si trovano si frappone fra essi come un muro ed anche se condividono gli stessi concetti, fino a che tentano di discendere nella realtà circostante esprimendosi attraverso il passaggio per le categorie del comune pensiero, è come se quanto hanno espresso fosse non più che i bei resti di qualcosa che non ha più vita. Questo significa anche che comunicare di nuovo implica un atto profondamente rivoluzionario rispetto alla condizione attuale, un gesto interiore di superamento totale del dominio in cui operano violentemente quelle forze che stanno tentando attualmente di chiudere il Cielo.” (Un amico anonimo)





 





Dalla vecchia seppia:





“Solitudine della parola non compresa


Solitudine del pensiero non espresso


Solitudine dell’azione inefficace


Solitudine dell’azione distaccata


L’azione è l’arte di vivere negli altri


La conoscenza è l’arte di morire nell’Altro 


L’incomunicabile – dici – è la sua assenza


ma l’inespresso è la sua Presenza 


Solitudine che annienta


Solitudine che illumina 


Solitudine... “                          (maggio ’72) 




postato da: ikalaseppia alle ore 11:45 | link | commenti | commenti
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venerdì, 12 dicembre 2008

---------------------------------Della rete.-------------------------------------------


Ho promesso ad alcuni amici di chiarire i miei timori legati alla rete e alla “libera†circolazione delle “informazioni†che essa connette in un’unica ragnatela. Non ho avuto il tempo di preparare lo studio in questione, tuttavia…
La storia è nota: alla base un servizio comunicazioni policentrico per l’esercito statunitense in caso di attacco nucleare. L’attacco è avvenuto. Oggi gran parte del mondo, ricco e povero ci si connette spontaneamente, donando informazioni che permettono al sistema di esser sempre più “onnicomprensivoâ€. Quel che vediamo di questa rete non è che l’inizio. Per farci l’idea di cosa sarà dobbiamo andare con la mente al convergere già in atto, di tecniche e scienze nanotecnologico, biologiche e cognitive, il cui sviluppo ha di recente avuto un’incredibile accelerazione. È ufficialmente prossima la possibilità di creare discese del nostro sistema nervoso in rete (il nome avatar sarà nuovamente di voga…), già vendono il prodotto. IN RETE POTRAI DIVENIRE IMMORTALE, prima i ricchi, poi potrebbe farsi più democratico, a portata. Non so fino a che punto il Grande Architetto abbia progettato di lasciar andare l’uomo avanti in questo delirio progressivo, ma proviamo ad immaginare i passi successivi.

E la rete diverrà un cimitero infestato di spiriti saccenti che insieme formeranno un grande serbatoio di “intelligenze†e memorie consultabili tramite “evocazioniâ€. Naturalmente gli "spiriti" saranno spesso in contraddizione tra loro. Il nome di questa raccolta di intelligenze artificiali (ai quali naturalmente saranno presto riconosciuti diritti giuridici) potrebbe essere “Legioneâ€. Insomma, chi credeva che lo spiritismo, creato pare a tavolino alla fine del secolo XIX, fosse morto dovrà forse ricredersi. Questo è il futuro annunciato dai tecnocarti, un futuro nel quale la dipendenza dell’uomo dalla rete, per ogni questione, amministrativa, professionale o di studio, sarà elevatissima. Non so se ci riusciranno, Naturalmente spero di no.
Tuttavia vedo già oggi tutto ben realizzato, seppur con modalità ancora “arcaicheâ€. Si comunica ancora tra vivi (o quasi), ci si di-verte. In Internet oggi regna il carnevale, la gente si traveste, o si ricrea, si cerca, l’altro ma anche se stessi nella rete. Si è liberi. Il sapere è a portata di mouse.
Abbandonare i libri che la televisione, costretta a rigide programmazioni unilaterali e “stalinisteâ€, rendeva ancora necessari, si impara più in rete sussurra il serpentone ©.
Sarà che vivo di libri ma proprio non mi va giù.
Ma parliamo di “noi†un tradizionalista che ci fa in rete? Spesso chi ha visto la propria esistenza “boulversata†dalla lettura di Guénon si ritrova un pochino isolato, malgrado possa avere molti amici e conoscenti. Ecco che in rete, in questo simile al pedofilo, cerca qualche altro intelletto affine. Però mentre il pedofilo è perfettamente a suo agio con il medium, il tradizionalista è un pochino un pesce fuor d’acqua (una seppia nel mio caso) e la diffidenza è d’obbligo, i sospetti reciproci si moltiplicano in questo gioco di maschere in cui non ci si guarda mai negli occhi, e nel quale pure si craeno comunicazioni simili a quella parlata, si scrive come si parla cercando e credendo un'empatia di altro ordine rispetto a quella scritta. Si prendono fischi per fischi... ne so qualcosa.



-------------------Ancora sul “complotto massonicoâ€---------------------------------------



Di recente è stato pubblicato un post che avrei voluto commentare, il che oggi non mi è possibile poiché il blog che l’ha prodotto censura (ne ha naturalmente il pieno diritto) sistematicamente i miei messaggi ritenuti, a torto o a ragione, sconvenienti, comunque indesiderati. L’autore del post usa moltissimi pseudonimi tra i quali “Ipoâ€, “Asnoâ€, forse “Gamal†ecc…in passato scrisse alcuni post firmandosi “Renato Scimmiaâ€, che traduce con un gioco parodistico un pochino inquietante “René Guénonâ€. Si dirà, a torto o a ragione, che da uno che firma Ika la seppia non si possono prendere lezioni. Non ne voglio dare. Non voglio demonizzare nessuno. Scrivo essenzialmente per amore della verità. Posso sbagliare. Leggo di tanto in tanto i Blog di Ipo, sia perché li ho “frequentati†in passato, sia perché questo signore, che ho sempre immaginato ( e continuo malgrado tutto ad immaginare) come un galantuomo nella vita reale, mi mosse accuse gravissime, mai ritrattate. Tuttavia non ho né il tempo né la voglia di leggere tutto, perché Ipo ha invece con il computer un rapporto intenso, almeno a giudicare dalla quantità di post prodotti, arricchiti di immagini e, talvolta, perfino di animazioni. Spesso comunque sono anche interessanti. Per fortuna! In particolare per quanto attiene la sapienza islamica.
Dello scritto in questione (post del 9-12) condivido, nonostante la brutta forma, una generica critica iniziale alle magnifiche e progressive sorti(è il motivo per cui poi ho letto tutto):

“il cosiddetto «progresso» si sta progressivamente - perciò si chiama così - rivelando come un ordigno straordinariamente ben fatto. Ogni sua componente è infatti così funzionale a tutte le altre che accettarne anche una sola equivale ad accettarle tutte.†Anche dello svolgimento condivido alcune riflessioni. Certo dire che la mente degli architetti di simile cospirazioni sia “sovrumana†mi sembra fargli decisamente troppo onore. Le riflessioni in oggetto scaturiscono, dice l’autore, da un articolo di P. Franceschetti, Il trattato di Lisbona - La rivincita dei templari e la maledizione di Jacques de Molay nel quale “Succintamente, ma senza omissioni, l'autore …esamina l'escalation massonica degli ultimi tre secoli, indirizzata in ordine cronologico contro la Chiesa, contro l'Impero (sacro e romano, cioè feudale) prima, e poi contro gli stati nazionali che avevano ormai esaurito il loro compito anti-feudale. In una parola, tranne la famiglia (non contemplata da Franceschetti), contro ogni componente il tessuto sociale tradizionale.â€

“C'è poco da commentare.†chiosa l’autore “O con Dio o con Satana, una delle cui mille facce è appunto quella massonica moderna.â€

Una nuova citazione dallo scritto di Franceschetti, è però il motivo che mi ha spinto a scrivere, perché in qualche modo si ricollega ad alcuni miei post scritti a partire da discussioni svolte con il buon Carlo prima e con l’inneffabile Ipo poi, in difesa di quella che, seguendo Guénon, considero un’istituzione sacra, malgrado tutte le deviazioni di cui è stata vittima, ecco la citazione:

"una delle mosse più geniali della massoneria è quella di aver creato una marea di società segrete diverse, tutte collegate tra loro al vertice. Ciò permette questo risultato: se qualcuno, come noi, prova a parlare di massoneria e nuovo ordine mondiale, immediatamente insorgono alcune persone, spesso anche dotate di buona cultura, che cominciano a fare distinzioni, dissertazioni storiche, precisazioni, sottili distinzioni tra una massoneria e l’altra. [...] Invece la realtà è molto diversa e per tutte queste associazioni esiste un vertice unico, che manovra e dirige tutte le massonerie, per permettere il transito verso il nuovo ordine mondiale".

Guénon è chiarissimo: il cuore radiante della sovversione è la contro iniziazione, i cui agenti si sono infiltrati negli ambienti più disparati e spesso esteriormente in opposizione, con lo scopo di demolire dall’interno e dall’esterno quanto di tradizionale sopravviveva nel nostro mondo, impossessandosi poi del suo “cadavereâ€: Imperi, monarchie, organizzazioni di mestiere, manca la Chiesa. È una storia buia, complicata, che viene da molto, molto lontano.

Penso sia sciocco, quando si parla del Grande Complotto, pensare che le precisazioni e le distinzioni inutili, persino pericolose. A mio avviso sono invece doverose, necessarie in un’epoca in cui la confusione dilaga.
È triste constatare come invece di cercare una “sintesi†tra le forze tradizionali che (ormai, almeno in Occidente, in minoranza in tutti gli ambienti) certuni spendano il loro tempo a giocare ai vigili urbani dello Spirito. Io stesso mi pento e scuso per inutili polemiche.

Parlando “d’altroâ€, mi sono capitate tra le mani alcune riproduzioni di lettere di Guénon a Denis Roman datate ’48, ’49 e ’50 (ne esiste un’edizione pirata in italiano piena di imprecisioni ed anche una in rete, in francese da cui deriva la prima, non meno discutibile), non entro nel merito. Considero sbagliata la divulgazione di scritti privati, senza le dovute autorizzazioni. In ogni modo queste lettere testimoniano che Guénon diede, fino agli ultimi giorni della sua vita, molteplici indicazioni che spesso entrano nei dettagli, per la rettificazione operativa di rituali massonici.

Io qui non rappresento alcuna forma tradizionale particolare e specialmente non la Massoneria, non avendo mai visto una loggia in vita mia. Non sono un guru né un vero sapiente. Tuttavia credo fermamente che Guénon abbia incarnato una funzione provvidenziale anticipando la Tradizione Primordiale che dovrà manifestarsi prima della fine del ciclo. Pertanto sono incline a pensare che il suo sforzo in ambito massonico non possa esser stato senza ragione, ne vedo anzi alcuni piccoli frutti esteriori(ad esempio leggendo una rivista come la “Lettera Gâ€) che ovviamente vanno nella direzione esattamente opposta a quella auspicata dalla C.I. le cui forze hanno dato vita, come si diceva, all’ordine infernale nel quale viviamo.

Beninteso. Un dis-ordine nel quale la massoneria moderna, deviata, ha senz’altro avuto un ruolo chiave, ma il cui centro direttivo è decisamente ben al di sotto dell’organizzazione in questione, avendo una “localizzazione†simbolicamente infernale.
Insomma, anche ammettendo che la Massoneria sia colpevole di tutti i misfatti che le si attribuisce (e ritenendo quindi irrilevanti i tentativi in senso contrario dei pochi massoni guénoniani) sarebbe strategicamente fuorviante attribuirle una capacità direttiva che non ha.

“C'è poco da commentare. O con Dio o con Satana.†Vero, ma la guerra è confusa e la forza dell’Avversario tale da distrarre e depistare molti dei “chiamati†a combatterlo, fino a farne dei veri e propri inconsapevoli agenti.

Ps. Sappi caro Ipo che scrivo anche sperando di ri-conoscere un potenziale amico (nonstante alcuni segni mi abbiano allarmato e intimorito), mi scuso per il poco tatto dimostrato in certe occasioni e anche per alcuni sfoghi (credo umanamente comprensibili non essendo io un "esoterista realizzato"). Spero ancora nelle tue. Lo so, sono testardo, ma certi difetti a volte si rivelano provvidenziali.

Se me la prendo con il cattolicesimo attuale, di tanto in tanto, è perché temo che i suoi rappresentanti abbiano sprecato un'occasione irripetibile ignorando gli avvertimenti di Guénon. Mentre si moltiplicano gli sforzi per vanificarne tra i cristiani il messaggio. E prima o poi si sosterrà, senza mezze misure, che quello gnostico francecse era un espressione della contro tradizione. A quel punto il rovesciamento sarà pressoché totale...
ma questa è un'altra storia.


------------------------------Il sogno-------------------------------------------------

Molti anni fa feci un sogno. Ero a Venezia con alcuni amici. Città deserta, cielo magnifico, tramonto. All’orizzonte si intravedono già le orde di giganti, venuti a distruggere questo mondo. Noi siamo in pochi. Tutti disarmati, tranne me. Ho un piccolo bastone. Lo guardo e guardo l’orizzonte. Mai si era visto un simile schieramento di armate. Riguardo il bastone, guardo gli amici disarmati. Mi prende lo sconforto. Ma proprio quando sono vittima di foschi pensieri di sconfitta totale mi appare la Vergine: di luce le vesti, di luce la carne, radiosa nei tre colori primari perfetti. Allora capisco che tutto si risolverà per il meglio. Provo una grande pace.


--------------------------Consigli sulla Via--------------------------------------------

colgo l'occasione per rispondere a quanti mi scrivono chiedendomi consigli circa la Via: non spetta a me darne, non sono un guru e anche come praticante (budo) non sono un granché. Del resto chi ha letto i miei post sa che non ho mai indirizzato verso qualche forma particolare essendomi essenzialmente limitato a considerazioni teoriche generali e preliminari, spero utili almeno a un paio di persone siano essi cristiani, musulmani, buddhisti o altro.

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mercoledì, 23 aprile 2008

 

Cari amici,

 complice il precariato del lavoro mi ritrovo senza un ufficio da cui seguire e aggiornare questo blog, a dire il vero già troppo poco curato nella forma. La natura degli argomenti trattati richiederebbe invece (anche nelle risposte e incursioni in altri blog) una presenza piena e un'attenzione costante. Cosa che non posso offrire e me ne rammarico.

 In questo tempo trascorso on-line ho conosciuto (grazie al Cielo infine anche vis à vis) qualche amico/a, e forse mi son fatto (nonostante tutte le mie migliori intenzioni) anche qualche momentaneo nemico (dico momentaneo perché in genere i contrasti si sono, in qualche modo ricomposti).

Lascio molti discorsi in sospeso (in particolare avrei voluto trattare dell'importanza degli aspetti "minori" nell'ambito cioè dei "piccoli misteri"  dell'esoterismo) ai pochissimi che lamenteranno la morte lenta di questo blog e che sono interessati seriamente ad approfondirne gli argomenti trattati posso solo consigliare di  riferirsi necessariamente all'Opera di René Guénon, con un avvertenza:

L'Opera in questione si rivolge prevalentemente a chi vuole intraprendere un cammino spirituale iniziatico e occorre quindi diffidare di tutti gli interpreti che, a partire da una prospettiva esclusivamente essoterica, o peggio dalla sola erudizione accademico-libresca, pensano di poter comprendere veramente l'Opera in questione. E questo vale, ovviamente, anche per se stessi. Naturalmente nella "pratica" non mancheranno né trappole né trabocchetti. Fa parte della Via che l'Avversario ostacola come può, sopratutto nelle prime tappe (e, innanzitutto, per scoraggiare la partenza).  Di qui anche l'importanza della «preparazione teorica»: Ma questa è un'altra storia.

Ho avuto modo di constatare quale degrado intellettuale si accompagni al riduzionismo di cui si è detto (ovviamente imperante tra i "tradizionalisti" che scrivono in rete), sia nella critica al mondo moderno (un esempio è un complottismo alla Blondet essenzialmente incapace di distinguere tra Tradizione, pseudo tradizione e contro tradizione, l'emanazione diretta cioé della C.I., e che anzi spesso rovescia i ruoli*) che nella parte positiva (cieca obbedienza alle "guide cieche" in vista della Salvezza). Nulla di più distante da Guénon.  

*e' così che, ad esempio, san Gregorio Palamas può diventare un sinistro gnostico, per non parlare dei buddhisti...

 

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mercoledì, 05 marzo 2008

ZEN E METAFISICA

Nell’ultimo secolo, che ha visto il trionfo e la dissoluzione del materialismo, molti occidentali hanno cercato nel Dharma buddhista ciò che non trovano in Occidente. Gli esiti sono problematici. Per parecchie ragioni, di cui alcune positive e molte negative, oggi le dottrine orientali, e in particolare il buddhismo, suscitano grande interesse. L’uomo moderno cerca in esse qualcosa che sente di aver smarrito: l’armonia con il cosmo e una Via spirituale; ma poiché le dottrine tradizionali danno riposte scomode che spesso mettono in discussione l’intera esistenza di un individuo, le sue scelte e le sue convinzioni, questi predilige, il più delle volte,  delle contraffazioni che meglio si adattano al suo stile di vita. Il marketing della “nuova era” risponde perfettamente a questa domanda di mercato. Lo zen, sembra adattarsi a tutto, arricchisce ogni merce, in particolare quella libraria. Nulla di più facile che fraintendere lo zen. Una tradizione capace di dissimulasi mostrandosi.

Come per ogni tradizione iniziatica che si rispetti non esiste zen senza un maestro zen, cioè senza trasmissione zen. È questa una condizione necessaria ma non sufficiente per procedere nella Via. Utile sarebbe un buon maestro zen. Scarseggiavano già ai bei tempi. E Ikkyu pisciava in testa ai “grandi” abati del suo evo. Senz’altro per benedirli. Poi occorrono le necessarie qualificazioni. La Via è universale ma non democratica, perché è questione di qualità e non di quantità. E la pratica, naturalmente.  La pratica è la Via e, al tempo stesso, la meta. Una scalata verticale, rimanendo immobili, lungo la spina dorsale del mondo e oltre. Un’impresa eroica, metafisica, che si svolge nella terra. Lo spirito nel corpo, il corpo nello spirito, contenuti l’uno nell’altro, fino all’apparente paradosso della realizzazione discendente, bodhisattvica.

Forte è la tentazione di trasformare lo zen in religione salvifica, cioé in una fede rivelata di rilievio sociale, questioni di terroir, come per il vino. Puntualmente è diffusa una certa confusione, perlomeno sul piano semantico. Il rito non è appannaggio esclusivo della religione e lo zen, a dispetto dei suoi aspetti rituali, non è una religione.

Uno dei fraintendimenti più diffusi sullo zen buddista è pretendere che esso sia antimetafisico. Lo si costringe così in una angusta dimensione cosmologica o, peggio, psicologica. Vano il riferimento all’ontologia occidentale, ormai relegata nei libri. Impossibile oggi chiarire cosa sia la metafisica senza tirare in ballo la viva sapienza orientale, poiché essa non ha nulla in comune con il filosofeggiare contemporaneo. I sensi non la possono cogliere né la ragione comprendere. Scienza di ciò che va al di là della fisica. è rigorosa ed esatta, come la matematica, ma può essere realizzata solo grazie all’intuizione intellettuale, al di là del pensiero discorsivo. Il koan nello zen rinzai, la parete bianca nello zen soto servono questa intuizione. Intraprendere la via metafisica coincide con il tentativo di superare il regno della forma, quindi anche del discorso e della parola. Essa risponde agli interrogativi supremi, l’origine, la fine, il rapporto tra l’assoluto ed il relativo, tra vuoto e forma e solo grazie a questa conoscenza gli esseri umani possono orientarsi tra i diversi gradi di realtà, senza perdersi nel mondo delle apparenze. La metafisica vera è il cuore, lo spirito, d’ogni dottrina e d’ogni cosmologia tradizionale, ed altresì la meta d’ogni autentico percorso di conoscenza spirituale. Per gli orientali, ma anche per gli antichi nostri, ogni cosa discende e acquista significato in rapporto a questo centro che precede la Fisica. Di ciò abbiamo una conferma “per assurdo” come direbbero i matematici, dai risultati più recenti della Fisica moderna: possiamo infatti ormai constatare che senza la metafisica la fisica stessa si sfalda.

Come disse il Buddha Sakyamuni:

L’intero universo è la terra di Buddha, se non la consideriamo così, non vi sarà alcun universo.” Dogen zenji, Shobogenzo, 521 Jippo

Se molte scuole buddhiste, appaiono talvolta ad osservatori parziali essenzialmente antimetafisiche (e forse la lettura è anche giustificabile per certe scuole del piccolo veicolo, ma davvero ingiusta per le scuole Mahayana), ciò dipende proprio dal fatto che uno scopo preliminare della Dottrina è svelare l’illusione del mondo fisico: eliminando (dalle ruminazioni mentali) il  principio di realtà della fisica, lo Spirito, l’Atman (quella “luce infinita che è il sé esistente prima della nascita dei nostri genitori” e che, sempre secondo Sakyamuni, “contiene l’intero universo”) ovvero le radici metafisiche dell’albero rovesciato in continuo divenire che chiamiamo universo, si spinge l’individuo alla realizzazione metafisica a partire dall’esperienza della vacuità di tutte le cose. Ma il Vuoto buddhista non è affatto il nulla dei nichilisti, infatti gli insegnamenti buddhisti insistono sull’interrelazione di tutti fenomeni naturali, sull’intimo rapporto tra universo e Mente ed altresì sulla necessità dello sviluppo della compassione verso tutti gli esseri. Su questo almeno, c’è un certo accordo, tra tutti.

Ogni essere particolare, per quanto effimera ed illusoria sia la sua vita, deve la sua esistenza, la sua realtà concreta, al legame ontologico con i molteplici stati dell’insieme universale da cui non può essere mai veramente separato. La stessa etimologia latina del verbo esistere è rivelatrice: ex- stare, stare fuori, significa propriamente essere dipendente, condizionato. Proprio per questa ragione ogni essere può simboleggiare degli stati superiori. Il maestro zen lo sa bene, quando dipinge una rana nello stagno.

 E’ questa la natura delle cose che, come diceva Eraclito ama celarsi. Nell’universo è racchiuso il segreto della vita e della morte: in essa è possibile perdersi, come nella selva oscura, ma sapendo contemplarla è anche possibile scorgere la via del ritorno. Dal punto di vista dell’individuo la natura della manifestazione è l’incontro di ciò che è percepito e chi percepisce,  ossia fra il potere dell’illusione e quello dell’ignoranza, ma al tempo stesso essa è una rivelazione significativa, simbolica, in cui il soggetto (sarebbe forse più giusto dire l’osservatore immobile) è al centro (il vuoto) dell’universo. Solo in questo senso è possibile comprendere il profondo significato di scienze come l’antica astrologia o la geografia sacra, ovvero di tutte le cosmologie tradizionali. Si potrebbe sostenere che le vie di liberazione dal karma, dal dominio del funesto demiurgo, sono vie sovrannaturali e, in un certo senso, che esse vanno contronatura[1]. In realtà questo è un pensiero gnostico manicheo, al di là d’ogni dualismo la carpa semplicemente risale la corrente.

Le dottrine metafisiche complete rifiutano ogni dualismo radicale proclamando l’identità di Samsara e Nirvana. Così l’apprendista zen alla domanda del maestro che lo interroga circa la natura della montagna rispondendo “è [solo] una montagna” (in base ad una visione ‘materialistica’ e individualistica) ricava una sonora bastonata. Interrogato una seconda volta avendo capito che tutti i fenomeni sono illusione (visione dal punto di vista dell’Assoluto), risponderà che la montagna “è vacuità”. Ricaverà una nuova bastonata. Solo quando avrà compreso l’identità di Forma e Vuoto potrà rispondere che “quella montagna è una montagna” . 

 

A queste considerazioni bisogna aggiungere che la realizzazione metafisica è possibile solo a partire dal centro (posizione simboleggiata dalla postura seduta) ma per arrivare al centro e non fare “il passo più lungo della gamba” è spesso indispensabile lavorare su un piano più umano, ad esempio dedicandosi alla pratica di Vie, (do), nell’accezione interiore del termine. Ma su questo dovremmo tornare.



[1] Lo sforzo moderno di controllare la natura, grazie all’incredibile evoluzione analitica e tecnologica di scienze che furono sacre (così dall’alchimia si è generata la chimica),  appare come l’immagine rovesciata, infernale, dello sforzo umano di superarne il dominio (uno slittamento analogo  ha portato, sul piano sociale, all’individualismo).  L’arte moderna testimonia: nel tentativo profano di superare il regno della forma la creazione umana scade nel deforme.

 

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mercoledì, 27 febbraio 2008

alcune conclusioni

..."In Occidente esiste oggi un numero di persone, più grande di quel che si creda, le quali cominciano a prendere coscienza di ciò che manca alla loro civiltà: se esse restano in vaghe aspirazioni e in ricerche troppo spesso sterili, se accade perfino che smarriscano definitivamente la via, ciò avviene per il loro mancare di dati reali,...e per l'inesistenza di una organizzazione che possa dar loro il necessario orientamento dottrinale.

Beninteso, qui non parliamo di coloro che hanno potuto trovare tale orientamento nelle tradizioni orientali ... [ma] essi sono in realtà un prolungamento delle élites orientali, che  potrebbero esercitare una funzione di collegamento dopo che l'élite occidentale sia giunta a costituirsi. 

Quanto all'élite occidentale, essa quasi per definizione potrebbe solo costituirsi solo attraverso un'iniziativa propriamente occidentale, nel che sta tutta la difficoltà.

Una tale iniziativa sarà possibile solo in due modi: o l'Occidente ne troverà in sé stesso i mezzi, con un ritorno diretto alla sua propria tradizione,...;ovvero alcuni elementi occidentali compiranno quest'opera di restaurazione con l'aiuto di una certa conoscenza delle dottrine orientali [attraverso gli inetmediari di cui si è detto] ... La prima di queste due ipotesi è poco probabile giacché essa implica l'esistere in Occidente di almeno un centro in cui lo spirito tradizionale di sia conservato integralmente; e noi abbiamo detto che, malgrado certe affermazioni, l'esistenza di un centro del genere appare assai dubbia. E' la seconda ipotesi che bisogna quindi esaminare più da vicino.

In questo caso, anche se non è necessario assolutamente [così nell'edizione italiana, sta sera controllo l'originale ndr] , pure sarebbe bene che l'élite in formazione assumesse come punto d'appoggio un'organizzazione occidentale avente una sua esistenza effettiva; ora, sembra che in Occidnete non vi sia più che un'unica organizzazione possedente un carattere tradizionale e conservante una dottrina tale da fornire al lavoro di cui si tratta una base appropriata: la Chiesa Cattolica.

...basterebbe restituire alla dottrina il senso profondo che essa ha realmente, ma del quale i suoi attuali rappresentanti sembrano non aver più piena coscienza: tanto poco quanto dell'unità essenziale di questa dottrina con le altre forme tradizionali, le due cose essendo inseparabili. Sarebbe la realizzazione del Cattolicesimo, nel vero senso della parola...che allo stato presente delle cose...ha solo un'esitenza virtuale

[... Dopo aver ricordato che questa restaurazione sarà possibile solo grazie ad un ACCORDO SUI PRINCIPI, Guénon aggiunge]

"Per tutto ciò vi è solo un ostacolo: il proselitismo occidentale che non può decidersi ad ammettere che talvolta si ha bisogno di "alleati" che non siano dei "sudditi". o per parlare più esattamente è il difetto di comprensione di cui il proselitismo non è che un effetto."

[...]

Non è necessario porsi da un punto di vista molto alto e arduo per comprendere che, è la Chiesa che avrebbe i maggiori vantaggi ad assumere un'attitudine che,..., lungi dall'essere un compromesso d'ordine dottrinale, avrebbe anzi a sbarazzarsi da ogni infiltrazione dello spirito moderno...

Sarebbe pittosto paradossale vedere un Cattolicesimo integrale realizzarsi senza il concorso della Chiesa, che allora si troverebbe forse nella singolare condizione di dover accettare di essere difesa, contro i più terribili attacchi, da persone che i suoi dirigenti, o perlomeno coloro che essa lascia parlare per se, in un primo tempo avrebbero cercato di squalificare facendoli oggetto delle accuse più infondate."

 

Queste parole di Guénon [Le sottolineature sono mie] che meriterebbero lettura integrale (se possibile in francese) e ponderata riflessione, sono tratte da "Qualche conclusione" in La Crisi del mondo moderno, sono una vera e propria "lettera aperta" agli uomini di buona volontà ed evidentemente indirizzate anche ai rappresentanti dell'essoterismo religioso. 

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categorie: rené guénon
martedì, 26 febbraio 2008

194

Dal punto di vista tradizionale uno Stato moderno è sempre una realtà più o meno abberrante: le sue leggi, le sue istituzioni, i suoi riti hanno sempre qualcosa di parodistico, per non parlare dei suoi rappresentanti. Anche nascere (in ospedale) e morire (in una clinica) è triste.

Ho sempre pensato che i particolari di questa realtà contassero poco e che la critica andasse rivolta all'insieme. Alcuni autorevoli rappresentanti della tradizione cattolica romana, e anche alcuni furbacchioni che giocano a fare i protestanti neo-con del Bel Paesino, sembrano aver scelto invece di concentrare i loro sforzi "politici" in alcuni circosritti ambiti.

E l'interruzione di gravidanza, bollata come omicidio, sembra attualmente il principale "nemico" cui far fronte.

Ora venire a capo di questioni del genere senza far riferimento a scienze della natura ricollegate ai Principi è, a mio avviso, e per le ragioni che ho spiegato, impossibile.

La 194 è una legge che ha, se non altro, il merito di ricalcare nella tempistica un'idea antica, sostenuta infatti da molti dottori islamici, secondo la quale lo spirito "discenderebbe" nel feto solo al terzo mese, quando si forma il sistema nervoso, vero e proprio tramite tra l'alto e il basso.

Pertanto, a mio avviso, criminalizzare chi pratica l'aborto (spesso donne che già soffrono pesantemente l'impossibilità di divenir madri e costrette ad affidarsi a cliniche legalì o, peggio, illegali) equivale a scagliare una pietra (e neppure la prima) alla cieca. Mentre i demoni che albergano nelle menti/cuori dei tecnocrati continuano indisturbati il loro lavoro sporco traendo profitto, in piena cultura della morte, anche della "superstizione della vita". 

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martedì, 05 febbraio 2008

AVVISO AI NAVIGANTI

Sono molte le cose che vorrei dire,  scrivere, per chiarire e chiarirmi, ma le circostanze sono che le vorrei dire sopratutto a chi non ha il cuore di ascoltare. Osservo la vanità dell'azione e l'incomunicabilità di quel che, nonostante le manchevolezze individuali, si sà per certo. I cuori si son fatti duri eppure fragili come argilla secca, forse è la paura...

Ieri mi è capitato tra le mani un libricino della Nautilus sulle nanotecnologie. Riporto uno stralcio dell'introduzione:

" La macchina non è più solo un attrezzo, un'appendice, un braccio meccanico: informatizzandosi è diventata amica, confidente, amante. E' tutto; in essa le nostre vite vengono controllate, con essa uniformiamo la nostra esistenza, per essa alieniamo una socialità di corpi a un simulacro di comunità di patetici avatar. Troppi adulti, e sempre più bambini anche piccolissimi, vivono dentro una fascia perenne di onde, segnali, informazioni, immagini più o meno virtuali, in buona compagnia con la nocività che esse comportano. Hanno aperto il loro cuore alla macchina..."

ma c'è dell'altro, che l'autore del libello non coglie...

connettendosi alla rete un internauta entra in relazione con una moltitudine di psichismi che, per quanto sottile, ha una sua realtà, e all'interno di un insieme letteralmente infernale,

è curioso osservare che molti che sulla rete passano il loro tempo a denunciare più o meno giustamente complotti satanici ai danni dell'umanità non sembrano consapevoli di far "parte" di una comunità psichica delle più pericolose (essa è l'immagine del pluralismo democratico realizzato, della libertà d'espressione, del sapere accumulato a portata di mano...);  scrivono magari de "l'errore dello spiritismo" o se la prendono contro l'ateismo e non si rendono conto che l'azione antitradizionale e controtradizionale ha fatto, da allora, passi da gigante, nel vero senso della parola, da un lato simulando sempre più e meglio la tradizione (anche manovrando movimenti religiosi "fondamentalisti"), dall'altro irradiando ogni dove la realtà con i suoi miracoli (persino, alcuni monasteri del Monte Athos, che era sfuggito agli altri media moderni, hanno ora internet). La tecnologia già aspira allo "spirito", sostituendosi e innestandosi al sistema nervoso. Le nanotecnologie prequantiche, che ridispongono gli atomi, fino a scriverci IBM, sono l'ultima forma di materialismo di cui avremo  traccia. Il non uomo che verrà, anche grazie all'idolatria della vita sempre e a tutti i costi, è già tra noi.

 Tornando alla rete, è quindi forse utile ricordare che ogni connessione, quali che siano le intenzioni dell'internauta e foss'anche per parlare dello Spirito Santo, è una discesa agli inferi dove ogni cosa è rielaborata quantitativamente.

Una discesa di cui è bene non sottovalutare i rischi sottili.   

Il Maestro DÅgen conclude il Fukanzazengi, “L’universale virtù dello Zazen”con questa esortazione: “Il tempo non sciupare che rara è la forma umana; preziosa mantiene del Buddha la Via. Chi della scintilla  invano proverà piacere?Forma, sostanza rugiada su un filo d’erba, del destino lampo, istante vano brilla”.

Nota: è al nobel R.P.Feynman che è generalmente attribuita "l'idea" di esplorare gli ultimi recessi del regno della quantità, di origine ebraica, fu a capo della divisione teorica del famigerato progetto Manhattan.

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categorie: rivoluzioni, sulla rete, fisica in una prospettiva metafi
venerdì, 01 febbraio 2008

Rivedere i propri errori

Nell’ultima risposta ad Umar, ho fatto riferimento alla necessità di rivedere i propri errori. Di recente ho avuto motivo di criticare questa affermazione, definendola, "discutibile":

 

“la Massoneria potrà anche essere anteriore al cristianesimo, ma che vi è confluita in quanto arte edilizia e mestiere d'architetto medioevale.”

 

In realtà essa è esatta ma è altresì opportuno fare alcune precisazioni.  È perfettamente normale che, finché esiste un ordine tradizionale nella società, un’organizzazione di mestiere si integri nell’ordine esistente. Potremmo andare ben oltre: penso, infatti, che l’èlite delle corporazioni di mestiere antiche romane, fu fin dalle origini coautrice della cristianizzazione della società antica. Ma queste considerazioni ci porterebbero troppo lontano.

Tale confluenza ha però senso solo finché esiste un ordine tradizionale e non è necessariamente vincolante.

Basti ricordare cosa scriveva Guénon/Palingenius, a proposito del Grande Architetto dell’Universo: “In effetti, il Grande Architetto non è il Demiurgo, Egli è qualcosa di più, e perfino infinitamente di più [...] traccia il piano ideale che è realizzato in atto [...dalla] collettività [...]di esseri individuali [che] considerati nel loro insieme costituiscono il Demiurgo, l’artigiano o l’operaio dell’Universo.” Operaio assimilabile, spiega, all’Adam Protoplaster della Kabbala mentre l’Architetto è l’Adam  Qadmon, l’Uomo Universale. [...] Questo sarà sufficiente per far comprendere la profonda differenza che esiste fra il Grande Architetto della Massoneria e gli dèi delle diverse religioni, [...]  “...l’ateismo in Massoneria non è, e non può essere altro, che una maschera, la quale nei paesi latini, e particolarmente in Francia, ha avuto indubbiamente la sua utilità, e si potrebbe dire la sua necessità; e questo per motivi che non dobbiamo certo esaminare in questa sede; ma oggigiorno tale ateismo è divenuto piuttosto pericoloso e compromettente per il prestigio e l’influenza esteriore dell’Ordine. Tuttavia, ciò non significa che, per questo, si debba imitare la tendenza pietista che domina ancora la Massoneria anglosassone e chiedere l’istituzione di una professione di fede deista implicante la credenza in un Dio personale e più o meno antropomorfo. Lungi da noi un simile pensiero; [...]  saremmo sicuramente i primi a rifiutarci di sottoscriverla; Ma la formula simbolica di riconoscimento del Grande Architetto dell’Universo non comporta nulla di simile; essa è sufficiente, e lascia ad ognuno la piena libertà delle sue convinzioni personali (carattere che peraltro ha in comune con la formula islamica del Monoteismo) ...”

 

Su Palingenius/Guénon mi sembra doveroso osservare che l’uso di uno pseudonimo da parte di Guénon non è neutrale, e questo, meriterebbe senz’altro ulteriori riflessioni. È doveroso anche dire che si tratta di uno scritto giovanile, rispetto al quale il pensiero di Guénon, pur non essendo mutato nella sostanza, potrebbe essere maturato. In ogni modo non voglio con ciò affatto sostenere che il massone può fare a meno di un essoterismo tradizionale, ma che esso non dev’essere per forza quello del cattolicesimo romano. Per concludere vorrei dire che circostanze indipendenti dalla mia volontà, mi hanno spinto a trattare questioni inerenti alla Massoneria, pur non essendo massone e pur conoscendo la grave degenerazione che la investe. Credo di aver spiegato quali fossero le ragioni, essenzialmente di Principio, ma anche di prospettiva oltre la cronoca “nera”. Vorrei quindi citare a proposito ancora Guénon: “...tale degenerescenza di un’organizzazione iniziatica non cambia pertanto nulla alla sua natura essenziale, e che anche la continuità della trasmissione è sufficiente perché, presentandosi circostanze più favorevoli, una restaurazione sia sempre possibile”

 

Questa speranza, per quanto possa apparire lontana, dovrebbe bastare a non buttare via il bambino con l’acqua sporca demonizzando l’istituzione intera, ma se non bastasse R.G. aggiunge:

 

“un’organizzazione in possesso di una filiazione autentica e legittima, qualsiasi possa essere lo stato più o meno degenerato in cui si trovi ridotta, mai può essere confusa con una pseudo iniziazione qualsiasi, che insomma è soltanto un puro niente, né con la contro iniziazione, che è ben qualche cosa, ma qualche cosa di assolutamente negativo e che si oppone direttamente allo scopo che ogni vera iniziazione si propone essenzialmente.”

E in nota : “...dobbiamo protestare formalmente contro ogni interpretazione tendente, a causa di una confusione volontaria o involontaria, ad applicare ad un’organizzazione iniziatica qualsiasi, ciò che nei nostri scritti si riferisce in realtà sia alla pseudo iniziziazione e sia alla controiniziazione.”

Da Considerazione sulla Via iniziatica (“operativo” e “speculativo”)

 

Appare quindi chiaramente quale sia, nella prospettiva tracciata da Guénon, la vera fonte ispiratrice della demonizzazione della Massoneria, campagna di disinformazione che ha di certo all’interno dell’organizzazione, e tra i suoi più alti gradi, i migliori degli alleati...

detto questo spero in futuro di potermi occupare in santa pace dei miei giardini zen

-------------------------------------------------------------------------------come non detto------- PS. Per evitare altre confusioni devo aggiungere quanto segue. Recensendo la rivista Le Symbolisme (ottobre 1948) sempre Guénon nota che Marius Leplage, pur denunciando la confusione intellettuale dell’epoca incorre in un gravoso errore affermando che in Occidente sono rimaste solo due organizzazioni iniziatiche la Chiesa e la Massoneria. “ora mentre ciò è vero per quest’ultima, non lo è per la Chiesa, poiché una religione, o più in generale un essoterismo tradizionale, non ha assolutamente niente di iniziatico. Questa confusione implica a sua volta molte incresciose conseguenze, poiché mettendo sullo stesso piano e, in qualche modo, in concorrenza le due organizzazioni di cui si tratta, mentre in realtà i due domini sono totalmente diversi, si rischia sicuramente di dar man forte a coloro vogliono che tra esse vi sia un’opposizione radicale. Peraltro anche qui se ne può trovare un esempio, abbastanza chiaro: nel modo in cui l’autore esclude i dogmi della caduta e quindi della redenzione, … Ed è proprio questo che ha fatto notare,…, un lettore che si firma J.G. e che ha addotto un’eccellente spiegazione sull’interpretazione dei dogmi, avendo cura di indicare con esattezza la distinzione esistente tra i due punti di vista, essoterico e iniziatici. Riportiamo un brano della sua conclusione: “ Se l’essoterismo può battersi contro un altro essoterismo sulla realtà delle definizioni dogmatiche che propone, per contro sembra impossibile che il discepolo di un essoterismo possa negare il dogma religioso. Se egli comprende bene l’arte lo interpreterà ma non lo negherà mai; altrimenti scenderebbe sullo stesso terreno delle limitazioni essoteriche. SI CREEREBBE UNA INCRESCIOSA CONFUSIONE SE SI VOLESSE GIUDICARE UN ESSOTERISMO CON L’OTTICA ESSOTERICA E IN NOME DELL’ESOTERISMO†La sottolineatura è mia. Aggiungo che l’esoterista dovrebbe sforzarsi di comprendere anche il senso delle tradizioni alle quali non partecipa direttamente. È questo a mio avviso uno dei sensi secondari di uno dei quattro voti zen (comprendere tutte le leggi). Naturalmente egli potrà e in certi casi dovrà notare e sottolineare in vario modo anche le eventuali deviazioni e sovversioni di una tradizione essoterica, ma ciò sarà possibile solo, innanzitutto, comprendendone l’ortodossia dalla quale la deviazione discende e restando sul quel piano. Operazione che, naturalmente sarà facilitata dalla comprensione interiore della stessa.
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Caro Umar,
ti ringrazio molto per il tuo lungo messaggio, come scrivi per i tuoi  anche i miei post  non hanno alcuna pretesa di esser l’autorevole voce della Tradizione e sono sempre pronto a cambiare idea se persuaso da argomento validi; scrivere e discutere, anche animatamente, sono per me modi di pensare.
Il recente (a me incomprensibile nei suoi sviluppi), “scontro” con il “buon” Oscar, e quindi i tuoi messaggi, mi hanno fornito l’occasione per tornare ancora una volta allo studio, a partire dai testi di Guénon dove si tratta direttamente dell’argomento, e quindi alla riflessione notturna.

Hai ragione, in merito ai post, bisognerebbe cercare il motivo per cui essi vengono compilati. Alle intenzioni consce associandosi troppo spesso pulsioni sotterranee e troppo di rado "ispirazioni angeliche". In ogni modo vorrei fare alcune riflessioni a partire dalle tue.

ESOTERISMO ED ESSOTERISMO

 

Mi scrivi: “L'esoterismo, come fai rilevare, è la "parte interna" di una dottrina tradizionale, occorre anche ricordare aggiungere a tradizionale "religiosa", poiché non esiste esoterismo senza una sua base necessariamente essoterica.”

 

La questione è delicata: è senz’altro vero che "non si costruisce nel vuoto" (doveroso notare che Guénon usi a proposito una metafora costruttiva che sembra un richiamo all'arte regale) e che di conseguenza un iniziato virtuale che vivesse una dimensione esteriore/quotidiana sostanzialmente profana (ed è haimé oggi anche quella della maggior parte dei sedicenti religiosi) avrebbe davvero poche possibilità di una reale realizzazione. Guénon come sappiamo trattò l’argomento in un mirabile articolo scritto mentre in Europa andavano, tra l'altro, moltiplicandosi iniziazioni derivanti dall’esoterismo islamico che erano conferite da Schuon, anche a cristiani. Qui non bisogna però dimenticare cosa intende Guénon per essoterismo/esoterismo, visto che la sua Opera si presenta come un tutto unico, ricordando che egli vi dedicò un intero capitolo di Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, libro dove non solo si spiega che non tutte le forme tradizionali hanno una “copertura” religiosa e chiarisce che l’esoterismo può avere un carattere cosmologico, come nel caso dell’alchimia, ma afferma anche che in certi casi, ad esempio per il taoismo rispetto al confucianesimo, la distinzione generale tra esoterico e essoterico non ha più senso.

Ecco cosa dice: “Quanto alle dottrine più orientali, la distinzione tra esoterismo ed essoterismo non può applicarsi allo stesso modo [che nelle tradizioni abraimiche], e addirittura in certi casi non può applicarsi del tutto.”

Infatti un taoista non ha alcun “obbligo” di essere, foss’anche solo a titolo d’esempio, confuciano. Ma questo non contraddice lo scritto sulla neccessità dedi un essoterismo? Non è affatto così, io credo, anche guardando allo Zen, che queste dottrine tradizionali hanno già in sé gli elementi esterni ed interni, esoterici ed essoterici che permettono di annichilire, per così dire, la sfera profana. L’iniziato virtuale taoista o zen avrà inoltre, in virtù della tradizione (direttamente discendente dalla tradizione primordiale) a cui è ricollegato, la possibilità di vedere il senso profondo d’ogni fenomeno naturale. Di qui il senso di certa arte sacra orientale che agli occhi di un cristiano potrebbe sembrare troppo naturalistica. Il canto di una rana come icona...

Questo carattere particolare delle tradizioni estremo orientali pone dei problemi che ancora non sono riuscito a risolvere. In particolare la domanda che mi pongo è: può un prete cristiano fare zazen?  Io sono sempre stato incline a pensare che ricollegandosi allo zen si sia immediatamente ricollegati alla tradizione buddhista, come mostra bene la catena iniziatica recitata prima delle sessioni comuni di za zen. Anche se ciò non comporta l’obbligo di riti aggiuntivi rispetto a quelli richiesti dallo zen stesso. E che quindi esso sia inconciliabile con il cristianesimo. Ma l’argomento è delicato e credo vadano evitati giudizi lapidari. Mi pongo la questione perché se si esclude questa possibilità bisogna chiedersi come Guénon pensasse potesse esser recepito dalla nostra civilità, l'aiuto dell'Oriente.


Il paragone che fai della casa è molto bello, anche se forse nel caso dello zen si tratta di attraversare una soglia invisibile e di accorgersi che si era già nella casa anzi si era la casa, "ancor prima che Adamo fosse". La forma è il Vuoto e il Vuoto è la Forma, l'interno e l'esterno si compenetrano.

 

In ogni modo, per chiudere, vorrei tornare alle lecite preoccupazioni di Oscar. Io credo che la questione dell’esoterismo in generale e della Massoneria in particolare sia stata affrontata da lui e da Santaruina, in modo non del tutto corretto. Per quanto concerne la Massoneria in particolare, discreditando assieme a dirigenti ridicoli e indegni, la tradizione intera. Paralre di un complotto giudaico massonico è fare il gioco di quell'Avversario che si è servito della forza dissolvente della componente ebraica distaccatasi dalla tradizione e della Massoneria, così come dei Re e dei Papi, che hanno contribuito,  ben prima delle organizzazioni di mestiere e a dispetto della tradizione che incarnavano, alla nascita della modernità. E’ senz’altro vero che oggi è fin troppo facile ottenere un’iniziazione virtuale, e non solo massonica ED ANCHE CHE FINCHE' NON SI E' GIUNTI AL PIANO METAFISICO SI CORRE SEMPRE IL RISCHIO DI ESSERE SEDOTTI DALL'AVVERSARIO. In ogni modo per l'individuo il vero problema è trovare una guida seria ed è su questo fronte che penso bisognerebbe porre la massima vigilanza per evitare le lusinghe della santità rovescieta a cui Oscar ha fatto improprio riferimento.

A mio avviso in questi tempi confusi non c’è alcun luogo "sicuro" e i lupi si nascondono anche tra le pecorelle.

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venerdì, 28 dicembre 2007

Faccio le valige e, come il tengu a cavallo del chinghiale della mia nuova immagine (un giorno ne parlerò, forse), me ne volo in Giappone, per cui perdonate se non risponderò ai commenti per un pochino. Rinnovo a tutti amiche e amici spero non solo virtuali, in particolare a Carlo, Oscar, Jamiyla, Abdannur, Davide, Barbara, Miguel e anche a Roberto, i migliori auguri di fine/inizio anno. Dimenticavo...Chiocciola mi ha scritto. Ora è in Palestina, a lei un pensiero speciale: in bocca al lupo!

 

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