Cari amici,
complice il precariato del lavoro mi ritrovo senza un ufficio da cui seguire e aggiornare questo blog, a dire il vero già troppo poco curato nella forma. La natura degli argomenti trattati richiederebbe invece (anche nelle risposte e incursioni in altri blog) una presenza piena e un'attenzione costante. Cosa che non posso offrire e me ne rammarico.
In questo tempo trascorso on-line ho conosciuto (grazie al Cielo infine anche vis à vis) qualche amico/a, e forse mi son fatto (nonostante tutte le mie migliori intenzioni) anche qualche momentaneo nemico (dico momentaneo perché in genere i contrasti si sono, in qualche modo ricomposti).
Lascio molti discorsi in sospeso (in particolare avrei voluto trattare dell'importanza degli aspetti "minori" nell'ambito cioè dei "piccoli misteri" dell'esoterismo) ai pochissimi che lamenteranno la morte lenta di questo blog e che sono interessati seriamente ad approfondirne gli argomenti trattati posso solo consigliare di riferirsi necessariamente all'Opera di René Guénon, con un avvertenza:
L'Opera in questione si rivolge prevalentemente a chi vuole intraprendere un cammino spirituale iniziatico e occorre quindi diffidare di tutti gli interpreti che, a partire da una prospettiva esclusivamente essoterica, o peggio dalla sola erudizione accademico-libresca, pensano di poter comprendere veramente l'Opera in questione. E questo vale, ovviamente, anche per se stessi. Naturalmente nella "pratica" non mancheranno né trappole né trabocchetti. Fa parte della Via che l'Avversario ostacola come può, sopratutto nelle prime tappe (e, innanzitutto, per scoraggiare la partenza). Di qui anche l'importanza della «preparazione teorica»: Ma questa è un'altra storia.
Ho avuto modo di constatare quale degrado intellettuale si accompagni al riduzionismo di cui si è detto (ovviamente imperante tra i "tradizionalisti" che scrivono in rete), sia nella critica al mondo moderno (un esempio è un complottismo alla Blondet essenzialmente incapace di distinguere tra Tradizione, pseudo tradizione e contro tradizione, l'emanazione diretta cioé della C.I., e che anzi spesso rovescia i ruoli*) che nella parte positiva (cieca obbedienza alle "guide cieche" in vista della Salvezza). Nulla di più distante da Guénon.
*e' così che, ad esempio, san Gregorio Palamas può diventare un sinistro gnostico, per non parlare dei buddhisti...
ZEN E METAFISICA
Nell’ultimo secolo, che ha visto il trionfo e la dissoluzione del materialismo, molti occidentali hanno cercato nel Dharma buddhista ciò che non trovano in Occidente. Gli esiti sono problematici. Per parecchie ragioni, di cui alcune positive e molte negative, oggi le dottrine orientali, e in particolare il buddhismo, suscitano grande interesse. L’uomo moderno cerca in esse qualcosa che sente di aver smarrito: l’armonia con il cosmo e una Via spirituale; ma poiché le dottrine tradizionali danno riposte scomode che spesso mettono in discussione l’intera esistenza di un individuo, le sue scelte e le sue convinzioni, questi predilige, il più delle volte, delle contraffazioni che meglio si adattano al suo stile di vita. Il marketing della “nuova era” risponde perfettamente a questa domanda di mercato. Lo zen, sembra adattarsi a tutto, arricchisce ogni merce, in particolare quella libraria. Nulla di più facile che fraintendere lo zen. Una tradizione capace di dissimulasi mostrandosi.
Come per ogni tradizione iniziatica che si rispetti non esiste zen senza un maestro zen, cioè senza trasmissione zen. È questa una condizione necessaria ma non sufficiente per procedere nella Via. Utile sarebbe un buon maestro zen. Scarseggiavano già ai bei tempi. E Ikkyu pisciava in testa ai “grandi” abati del suo evo. Senz’altro per benedirli. Poi occorrono le necessarie qualificazioni.
Forte è la tentazione di trasformare lo zen in religione salvifica, cioé in una fede rivelata di rilievio sociale, questioni di terroir, come per il vino. Puntualmente è diffusa una certa confusione, perlomeno sul piano semantico. Il rito non è appannaggio esclusivo della religione e lo zen, a dispetto dei suoi aspetti rituali, non è una religione.
Uno dei fraintendimenti più diffusi sullo zen buddista è pretendere che esso sia antimetafisico. Lo si costringe così in una angusta dimensione cosmologica o, peggio, psicologica. Vano il riferimento all’ontologia occidentale, ormai relegata nei libri. Impossibile oggi chiarire cosa sia la metafisica senza tirare in ballo la viva sapienza orientale, poiché essa non ha nulla in comune con il filosofeggiare contemporaneo. I sensi non la possono cogliere né la ragione comprendere. Scienza di ciò che va al di là della fisica. è rigorosa ed esatta, come la matematica, ma può essere realizzata solo grazie all’intuizione intellettuale, al di là del pensiero discorsivo. Il koan nello zen rinzai, la parete bianca nello zen soto servono questa intuizione. Intraprendere la via metafisica coincide con il tentativo di superare il regno della forma, quindi anche del discorso e della parola. Essa risponde agli interrogativi supremi, l’origine, la fine, il rapporto tra l’assoluto ed il relativo, tra vuoto e forma e solo grazie a questa conoscenza gli esseri umani possono orientarsi tra i diversi gradi di realtà, senza perdersi nel mondo delle apparenze. La metafisica vera è il cuore, lo spirito, d’ogni dottrina e d’ogni cosmologia tradizionale, ed altresì la meta d’ogni autentico percorso di conoscenza spirituale. Per gli orientali, ma anche per gli antichi nostri, ogni cosa discende e acquista significato in rapporto a questo centro che precede
Come disse il Buddha Sakyamuni:
“L’intero universo è la terra di Buddha, se non la consideriamo così, non vi sarà alcun universo.” Dogen zenji, Shobogenzo, 521 Jippo
Se molte scuole buddhiste, appaiono talvolta ad osservatori parziali essenzialmente antimetafisiche (e forse la lettura è anche giustificabile per certe scuole del piccolo veicolo, ma davvero ingiusta per le scuole Mahayana), ciò dipende proprio dal fatto che uno scopo preliminare della Dottrina è svelare l’illusione del mondo fisico: eliminando (dalle ruminazioni mentali) il principio di realtà della fisica, lo Spirito, l’Atman (quella “luce infinita che è il sé esistente prima della nascita dei nostri genitori” e che, sempre secondo Sakyamuni, “contiene l’intero universo”) ovvero le radici metafisiche dell’albero rovesciato in continuo divenire che chiamiamo universo, si spinge l’individuo alla realizzazione metafisica a partire dall’esperienza della vacuità di tutte le cose. Ma il Vuoto buddhista non è affatto il nulla dei nichilisti, infatti gli insegnamenti buddhisti insistono sull’interrelazione di tutti fenomeni naturali, sull’intimo rapporto tra universo e Mente ed altresì sulla necessità dello sviluppo della compassione verso tutti gli esseri. Su questo almeno, c’è un certo accordo, tra tutti.
Ogni essere particolare, per quanto effimera ed illusoria sia la sua vita, deve la sua esistenza, la sua realtà concreta, al legame ontologico con i molteplici stati dell’insieme universale da cui non può essere mai veramente separato. La stessa etimologia latina del verbo esistere è rivelatrice: ex- stare, stare fuori, significa propriamente essere dipendente, condizionato. Proprio per questa ragione ogni essere può simboleggiare degli stati superiori. Il maestro zen lo sa bene, quando dipinge una rana nello stagno.
E’ questa la natura delle cose che, come diceva Eraclito ama celarsi. Nell’universo è racchiuso il segreto della vita e della morte: in essa è possibile perdersi, come nella selva oscura, ma sapendo contemplarla è anche possibile scorgere la via del ritorno. Dal punto di vista dell’individuo la natura della manifestazione è l’incontro di ciò che è percepito e chi percepisce, ossia fra il potere dell’illusione e quello dell’ignoranza, ma al tempo stesso essa è una rivelazione significativa, simbolica, in cui il soggetto (sarebbe forse più giusto dire l’osservatore immobile) è al centro (il vuoto) dell’universo. Solo in questo senso è possibile comprendere il profondo significato di scienze come l’antica astrologia o la geografia sacra, ovvero di tutte le cosmologie tradizionali. Si potrebbe sostenere che le vie di liberazione dal karma, dal dominio del funesto demiurgo, sono vie sovrannaturali e, in un certo senso, che esse vanno contronatura[1]. In realtà questo è un pensiero gnostico manicheo, al di là d’ogni dualismo la carpa semplicemente risale la corrente.
Le dottrine metafisiche complete rifiutano ogni dualismo radicale proclamando l’identità di Samsara e Nirvana. Così l’apprendista zen alla domanda del maestro che lo interroga circa la natura della montagna rispondendo “è [solo] una montagna” (in base ad una visione ‘materialistica’ e individualistica) ricava una sonora bastonata. Interrogato una seconda volta avendo capito che tutti i fenomeni sono illusione (visione dal punto di vista dell’Assoluto), risponderà che la montagna “è vacuità”. Ricaverà una nuova bastonata. Solo quando avrà compreso l’identità di Forma e Vuoto potrà rispondere che “quella montagna è una montagna” .
A queste considerazioni bisogna aggiungere che la realizzazione metafisica è possibile solo a partire dal centro (posizione simboleggiata dalla postura seduta) ma per arrivare al centro e non fare “il passo più lungo della gamba” è spesso indispensabile lavorare su un piano più umano, ad esempio dedicandosi alla pratica di Vie, (do), nell’accezione interiore del termine. Ma su questo dovremmo tornare.
[1] Lo sforzo moderno di controllare la natura, grazie all’incredibile evoluzione analitica e tecnologica di scienze che furono sacre (così dall’alchimia si è generata la chimica), appare come l’immagine rovesciata, infernale, dello sforzo umano di superarne il dominio (uno slittamento analogo ha portato, sul piano sociale, all’individualismo). L’arte moderna testimonia: nel tentativo profano di superare il regno della forma la creazione umana scade nel deforme.
..."In Occidente esiste oggi un numero di persone, più grande di quel che si creda, le quali cominciano a prendere coscienza di ciò che manca alla loro civiltà: se esse restano in vaghe aspirazioni e in ricerche troppo spesso sterili, se accade perfino che smarriscano definitivamente la via, ciò avviene per il loro mancare di dati reali,...e per l'inesistenza di una organizzazione che possa dar loro il necessario orientamento dottrinale.
Beninteso, qui non parliamo di coloro che hanno potuto trovare tale orientamento nelle tradizioni orientali ... [ma] essi sono in realtà un prolungamento delle élites orientali, che potrebbero esercitare una funzione di collegamento dopo che l'élite occidentale sia giunta a costituirsi.
Quanto all'élite occidentale, essa quasi per definizione potrebbe solo costituirsi solo attraverso un'iniziativa propriamente occidentale, nel che sta tutta la difficoltà.
Una tale iniziativa sarà possibile solo in due modi: o l'Occidente ne troverà in sé stesso i mezzi, con un ritorno diretto alla sua propria tradizione,...;ovvero alcuni elementi occidentali compiranno quest'opera di restaurazione con l'aiuto di una certa conoscenza delle dottrine orientali [attraverso gli inetmediari di cui si è detto] ... La prima di queste due ipotesi è poco probabile giacché essa implica l'esistere in Occidente di almeno un centro in cui lo spirito tradizionale di sia conservato integralmente; e noi abbiamo detto che, malgrado certe affermazioni, l'esistenza di un centro del genere appare assai dubbia. E' la seconda ipotesi che bisogna quindi esaminare più da vicino.
In questo caso, anche se non è necessario assolutamente [così nell'edizione italiana, sta sera controllo l'originale ndr] , pure sarebbe bene che l'élite in formazione assumesse come punto d'appoggio un'organizzazione occidentale avente una sua esistenza effettiva; ora, sembra che in Occidnete non vi sia più che un'unica organizzazione possedente un carattere tradizionale e conservante una dottrina tale da fornire al lavoro di cui si tratta una base appropriata: la Chiesa Cattolica.
...basterebbe restituire alla dottrina il senso profondo che essa ha realmente, ma del quale i suoi attuali rappresentanti sembrano non aver più piena coscienza: tanto poco quanto dell'unità essenziale di questa dottrina con le altre forme tradizionali, le due cose essendo inseparabili. Sarebbe la realizzazione del Cattolicesimo, nel vero senso della parola...che allo stato presente delle cose...ha solo un'esitenza virtuale
[... Dopo aver ricordato che questa restaurazione sarà possibile solo grazie ad un ACCORDO SUI PRINCIPI, Guénon aggiunge]
"Per tutto ciò vi è solo un ostacolo: il proselitismo occidentale che non può decidersi ad ammettere che talvolta si ha bisogno di "alleati" che non siano dei "sudditi". o per parlare più esattamente è il difetto di comprensione di cui il proselitismo non è che un effetto."
[...]
Non è necessario porsi da un punto di vista molto alto e arduo per comprendere che, è la Chiesa che avrebbe i maggiori vantaggi ad assumere un'attitudine che,..., lungi dall'essere un compromesso d'ordine dottrinale, avrebbe anzi a sbarazzarsi da ogni infiltrazione dello spirito moderno...
Sarebbe pittosto paradossale vedere un Cattolicesimo integrale realizzarsi senza il concorso della Chiesa, che allora si troverebbe forse nella singolare condizione di dover accettare di essere difesa, contro i più terribili attacchi, da persone che i suoi dirigenti, o perlomeno coloro che essa lascia parlare per se, in un primo tempo avrebbero cercato di squalificare facendoli oggetto delle accuse più infondate."
Queste parole di Guénon [Le sottolineature sono mie] che meriterebbero lettura integrale (se possibile in francese) e ponderata riflessione, sono tratte da "Qualche conclusione" in La Crisi del mondo moderno, sono una vera e propria "lettera aperta" agli uomini di buona volontà ed evidentemente indirizzate anche ai rappresentanti dell'essoterismo religioso.
Dal punto di vista tradizionale uno Stato moderno è sempre una realtà più o meno abberrante: le sue leggi, le sue istituzioni, i suoi riti hanno sempre qualcosa di parodistico, per non parlare dei suoi rappresentanti. Anche nascere (in ospedale) e morire (in una clinica) è triste.
Ho sempre pensato che i particolari di questa realtà contassero poco e che la critica andasse rivolta all'insieme. Alcuni autorevoli rappresentanti della tradizione cattolica romana, e anche alcuni furbacchioni che giocano a fare i protestanti neo-con del Bel Paesino, sembrano aver scelto invece di concentrare i loro sforzi "politici" in alcuni circosritti ambiti.
E l'interruzione di gravidanza, bollata come omicidio, sembra attualmente il principale "nemico" cui far fronte.
Ora venire a capo di questioni del genere senza far riferimento a scienze della natura ricollegate ai Principi è, a mio avviso, e per le ragioni che ho spiegato, impossibile.
La 194 è una legge che ha, se non altro, il merito di ricalcare nella tempistica un'idea antica, sostenuta infatti da molti dottori islamici, secondo la quale lo spirito "discenderebbe" nel feto solo al terzo mese, quando si forma il sistema nervoso, vero e proprio tramite tra l'alto e il basso.
Pertanto, a mio avviso, criminalizzare chi pratica l'aborto (spesso donne che già soffrono pesantemente l'impossibilità di divenir madri e costrette ad affidarsi a cliniche legalì o, peggio, illegali) equivale a scagliare una pietra (e neppure la prima) alla cieca. Mentre i demoni che albergano nelle menti/cuori dei tecnocrati continuano indisturbati il loro lavoro sporco traendo profitto, in piena cultura della morte, anche della "superstizione della vita".
AVVISO AI NAVIGANTI
Sono molte le cose che vorrei dire, scrivere, per chiarire e chiarirmi, ma le circostanze sono che le vorrei dire sopratutto a chi non ha il cuore di ascoltare. Osservo la vanità dell'azione e l'incomunicabilità di quel che, nonostante le manchevolezze individuali, si sà per certo. I cuori si son fatti duri eppure fragili come argilla secca, forse è la paura...
Ieri mi è capitato tra le mani un libricino della Nautilus sulle nanotecnologie. Riporto uno stralcio dell'introduzione:
" La macchina non è più solo un attrezzo, un'appendice, un braccio meccanico: informatizzandosi è diventata amica, confidente, amante. E' tutto; in essa le nostre vite vengono controllate, con essa uniformiamo la nostra esistenza, per essa alieniamo una socialità di corpi a un simulacro di comunità di patetici avatar. Troppi adulti, e sempre più bambini anche piccolissimi, vivono dentro una fascia perenne di onde, segnali, informazioni, immagini più o meno virtuali, in buona compagnia con la nocività che esse comportano. Hanno aperto il loro cuore alla macchina..."
ma c'è dell'altro, che l'autore del libello non coglie...
connettendosi alla rete un internauta entra in relazione con una moltitudine di psichismi che, per quanto sottile, ha una sua realtà, e all'interno di un insieme letteralmente infernale,
è curioso osservare che molti che sulla rete passano il loro tempo a denunciare più o meno giustamente complotti satanici ai danni dell'umanità non sembrano consapevoli di far "parte" di una comunità psichica delle più pericolose (essa è l'immagine del pluralismo democratico realizzato, della libertà d'espressione, del sapere accumulato a portata di mano...); scrivono magari de "l'errore dello spiritismo" o se la prendono contro l'ateismo e non si rendono conto che l'azione antitradizionale e controtradizionale ha fatto, da allora, passi da gigante, nel vero senso della parola, da un lato simulando sempre più e meglio la tradizione (anche manovrando movimenti religiosi "fondamentalisti"), dall'altro irradiando ogni dove la realtà con i suoi miracoli (persino, alcuni monasteri del Monte Athos, che era sfuggito agli altri media moderni, hanno ora internet). La tecnologia già aspira allo "spirito", sostituendosi e innestandosi al sistema nervoso. Le nanotecnologie prequantiche, che ridispongono gli atomi, fino a scriverci IBM, sono l'ultima forma di materialismo di cui avremo traccia. Il non uomo che verrà, anche grazie all'idolatria della vita sempre e a tutti i costi, è già tra noi.
Tornando alla rete, è quindi forse utile ricordare che ogni connessione, quali che siano le intenzioni dell'internauta e foss'anche per parlare dello Spirito Santo, è una discesa agli inferi dove ogni cosa è rielaborata quantitativamente.
Una discesa di cui è bene non sottovalutare i rischi sottili.
Il Maestro DÅgen conclude il Fukanzazengi, “L’universale virtù dello Zazen”con questa esortazione: “Il tempo non sciupare che rara è la forma umana; preziosa mantiene del Buddha
Nota: è al nobel R.P.Feynman che è generalmente attribuita "l'idea" di esplorare gli ultimi recessi del regno della quantità, di origine ebraica, fu a capo della divisione teorica del famigerato progetto Manhattan.
Rivedere i propri errori
Nell’ultima risposta ad Umar, ho fatto riferimento alla necessità di rivedere i propri errori. Di recente ho avuto motivo di criticare questa affermazione, definendola, "discutibile":
“la Massoneria potrà anche essere anteriore al cristianesimo, ma che vi è confluita in quanto arte edilizia e mestiere d'architetto medioevale.”
In realtà essa è esatta ma è altresì opportuno fare alcune precisazioni. È perfettamente normale che, finché esiste un ordine tradizionale nella società, un’organizzazione di mestiere si integri nell’ordine esistente. Potremmo andare ben oltre: penso, infatti, che l’èlite delle corporazioni di mestiere antiche romane, fu fin dalle origini coautrice della cristianizzazione della società antica. Ma queste considerazioni ci porterebbero troppo lontano.
Tale confluenza ha però senso solo finché esiste un ordine tradizionale e non è necessariamente vincolante.
Basti ricordare cosa scriveva Guénon/Palingenius, a proposito del Grande Architetto dell’Universo: “In effetti, il Grande Architetto non è il Demiurgo, Egli è qualcosa di più, e perfino infinitamente di più [...] traccia il piano ideale che è realizzato in atto [...dalla] collettività [...]di esseri individuali [che] considerati nel loro insieme costituiscono il Demiurgo, l’artigiano o l’operaio dell’Universo.” Operaio assimilabile, spiega, all’Adam Protoplaster della Kabbala mentre l’Architetto è l’Adam Qadmon, l’Uomo Universale. [...] Questo sarà sufficiente per far comprendere la profonda differenza che esiste fra il Grande Architetto della Massoneria e gli dèi delle diverse religioni, [...] “...l’ateismo in Massoneria non è, e non può essere altro, che una maschera, la quale nei paesi latini, e particolarmente in Francia, ha avuto indubbiamente la sua utilità, e si potrebbe dire la sua necessità; e questo per motivi che non dobbiamo certo esaminare in questa sede; ma oggigiorno tale ateismo è divenuto piuttosto pericoloso e compromettente per il prestigio e l’influenza esteriore dell’Ordine. Tuttavia, ciò non significa che, per questo, si debba imitare la tendenza pietista che domina ancora la Massoneria anglosassone e chiedere l’istituzione di una professione di fede deista implicante la credenza in un Dio personale e più o meno antropomorfo. Lungi da noi un simile pensiero; [...] saremmo sicuramente i primi a rifiutarci di sottoscriverla; Ma la formula simbolica di riconoscimento del Grande Architetto dell’Universo non comporta nulla di simile; essa è sufficiente, e lascia ad ognuno la piena libertà delle sue convinzioni personali (carattere che peraltro ha in comune con la formula islamica del Monoteismo) ...”
Su Palingenius/Guénon mi sembra doveroso osservare che l’uso di uno pseudonimo da parte di Guénon non è neutrale, e questo, meriterebbe senz’altro ulteriori riflessioni. È doveroso anche dire che si tratta di uno scritto giovanile, rispetto al quale il pensiero di Guénon, pur non essendo mutato nella sostanza, potrebbe essere maturato. In ogni modo non voglio con ciò affatto sostenere che il massone può fare a meno di un essoterismo tradizionale, ma che esso non dev’essere per forza quello del cattolicesimo romano. Per concludere vorrei dire che circostanze indipendenti dalla mia volontà, mi hanno spinto a trattare questioni inerenti alla Massoneria, pur non essendo massone e pur conoscendo la grave degenerazione che la investe. Credo di aver spiegato quali fossero le ragioni, essenzialmente di Principio, ma anche di prospettiva oltre la cronoca “nera”. Vorrei quindi citare a proposito ancora Guénon: “...tale degenerescenza di un’organizzazione iniziatica non cambia pertanto nulla alla sua natura essenziale, e che anche la continuità della trasmissione è sufficiente perché, presentandosi circostanze più favorevoli, una restaurazione sia sempre possibile”
Questa speranza, per quanto possa apparire lontana, dovrebbe bastare a non buttare via il bambino con l’acqua sporca demonizzando l’istituzione intera, ma se non bastasse R.G. aggiunge:
“un’organizzazione in possesso di una filiazione autentica e legittima, qualsiasi possa essere lo stato più o meno degenerato in cui si trovi ridotta, mai può essere confusa con una pseudo iniziazione qualsiasi, che insomma è soltanto un puro niente, né con la contro iniziazione, che è ben qualche cosa, ma qualche cosa di assolutamente negativo e che si oppone direttamente allo scopo che ogni vera iniziazione si propone essenzialmente.”
E in nota : “...dobbiamo protestare formalmente contro ogni interpretazione tendente, a causa di una confusione volontaria o involontaria, ad applicare ad un’organizzazione iniziatica qualsiasi, ciò che nei nostri scritti si riferisce in realtà sia alla pseudo iniziziazione e sia alla controiniziazione.”
Da Considerazione sulla Via iniziatica (“operativo” e “speculativo”)
Appare quindi chiaramente quale sia, nella prospettiva tracciata da Guénon, la vera fonte ispiratrice della demonizzazione della Massoneria, campagna di disinformazione che ha di certo all’interno dell’organizzazione, e tra i suoi più alti gradi, i migliori degli alleati...
detto questo spero in futuro di potermi occupare in santa pace dei miei giardini zen
-------------------------------------------------------------------------------come non detto------- PS. Per evitare altre confusioni devo aggiungere quanto segue. Recensendo la rivista Le Symbolisme (ottobre 1948) sempre Guénon nota che Marius Leplage, pur denunciando la confusione intellettuale dell’epoca incorre in un gravoso errore affermando che in Occidente sono rimaste solo due organizzazioni iniziatiche la Chiesa e la Massoneria. “ora mentre ciò è vero per quest’ultima, non lo è per la Chiesa, poiché una religione, o più in generale un essoterismo tradizionale, non ha assolutamente niente di iniziatico. Questa confusione implica a sua volta molte incresciose conseguenze, poiché mettendo sullo stesso piano e, in qualche modo, in concorrenza le due organizzazioni di cui si tratta, mentre in realtà i due domini sono totalmente diversi, si rischia sicuramente di dar man forte a coloro vogliono che tra esse vi sia un’opposizione radicale. Peraltro anche qui se ne può trovare un esempio, abbastanza chiaro: nel modo in cui l’autore esclude i dogmi della caduta e quindi della redenzione, … Ed è proprio questo che ha fatto notare,…, un lettore che si firma J.G. e che ha addotto un’eccellente spiegazione sull’interpretazione dei dogmi, avendo cura di indicare con esattezza la distinzione esistente tra i due punti di vista, essoterico e iniziatici. Riportiamo un brano della sua conclusione: “ Se l’essoterismo può battersi contro un altro essoterismo sulla realtà delle definizioni dogmatiche che propone, per contro sembra impossibile che il discepolo di un essoterismo possa negare il dogma religioso. Se egli comprende bene l’arte lo interpreterà ma non lo negherà mai; altrimenti scenderebbe sullo stesso terreno delle limitazioni essoteriche. SI CREEREBBE UNA INCRESCIOSA CONFUSIONE SE SI VOLESSE GIUDICARE UN ESSOTERISMO CON L’OTTICA ESSOTERICA E IN NOME DELL’ESOTERISMO†La sottolineatura è mia. Aggiungo che l’esoterista dovrebbe sforzarsi di comprendere anche il senso delle tradizioni alle quali non partecipa direttamente. È questo a mio avviso uno dei sensi secondari di uno dei quattro voti zen (comprendere tutte le leggi). Naturalmente egli potrà e in certi casi dovrà notare e sottolineare in vario modo anche le eventuali deviazioni e sovversioni di una tradizione essoterica, ma ciò sarà possibile solo, innanzitutto, comprendendone l’ortodossia dalla quale la deviazione discende e restando sul quel piano. Operazione che, naturalmente sarà facilitata dalla comprensione interiore della stessa.Caro Umar,
ti ringrazio molto per il tuo lungo messaggio, come scrivi per i tuoi anche i miei post non hanno alcuna pretesa di esser l’autorevole voce della Tradizione e sono sempre pronto a cambiare idea se persuaso da argomento validi; scrivere e discutere, anche animatamente, sono per me modi di pensare.
Il recente (a me incomprensibile nei suoi sviluppi), “scontro” con il “buon” Oscar, e quindi i tuoi messaggi, mi hanno fornito l’occasione per tornare ancora una volta allo studio, a partire dai testi di Guénon dove si tratta direttamente dell’argomento, e quindi alla riflessione notturna.
Hai ragione, in merito ai post, bisognerebbe cercare il motivo per cui essi vengono compilati. Alle intenzioni consce associandosi troppo spesso pulsioni sotterranee e troppo di rado "ispirazioni angeliche". In ogni modo vorrei fare alcune riflessioni a partire dalle tue.
ESOTERISMO ED ESSOTERISMO
Mi scrivi: “L'esoterismo, come fai rilevare, è la "parte interna" di una dottrina tradizionale, occorre anche ricordare aggiungere a tradizionale "religiosa", poiché non esiste esoterismo senza una sua base necessariamente essoterica.”
La questione è delicata: è senz’altro vero che "non si costruisce nel vuoto" (doveroso notare che Guénon usi a proposito una metafora costruttiva che sembra un richiamo all'arte regale) e che di conseguenza un iniziato virtuale che vivesse una dimensione esteriore/quotidiana sostanzialmente profana (ed è haimé oggi anche quella della maggior parte dei sedicenti religiosi) avrebbe davvero poche possibilità di una reale realizzazione. Guénon come sappiamo trattò l’argomento in un mirabile articolo scritto mentre in Europa andavano, tra l'altro, moltiplicandosi iniziazioni derivanti dall’esoterismo islamico che erano conferite da Schuon, anche a cristiani. Qui non bisogna però dimenticare cosa intende Guénon per essoterismo/esoterismo, visto che la sua Opera si presenta come un tutto unico, ricordando che egli vi dedicò un intero capitolo di Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, libro dove non solo si spiega che non tutte le forme tradizionali hanno una “copertura” religiosa e chiarisce che l’esoterismo può avere un carattere cosmologico, come nel caso dell’alchimia, ma afferma anche che in certi casi, ad esempio per il taoismo rispetto al confucianesimo, la distinzione generale tra esoterico e essoterico non ha più senso.
Ecco cosa dice: “Quanto alle dottrine più orientali, la distinzione tra esoterismo ed essoterismo non può applicarsi allo stesso modo [che nelle tradizioni abraimiche], e addirittura in certi casi non può applicarsi del tutto.”
Infatti un taoista non ha alcun “obbligo” di essere, foss’anche solo a titolo d’esempio, confuciano. Ma questo non contraddice lo scritto sulla neccessità dedi un essoterismo? Non è affatto così, io credo, anche guardando allo Zen, che queste dottrine tradizionali hanno già in sé gli elementi esterni ed interni, esoterici ed essoterici che permettono di annichilire, per così dire, la sfera profana. L’iniziato virtuale taoista o zen avrà inoltre, in virtù della tradizione (direttamente discendente dalla tradizione primordiale) a cui è ricollegato, la possibilità di vedere il senso profondo d’ogni fenomeno naturale. Di qui il senso di certa arte sacra orientale che agli occhi di un cristiano potrebbe sembrare troppo naturalistica. Il canto di una rana come icona...
Questo carattere particolare delle tradizioni estremo orientali pone dei problemi che ancora non sono riuscito a risolvere. In particolare la domanda che mi pongo è: può un prete cristiano fare zazen? Io sono sempre stato incline a pensare che ricollegandosi allo zen si sia immediatamente ricollegati alla tradizione buddhista, come mostra bene la catena iniziatica recitata prima delle sessioni comuni di za zen. Anche se ciò non comporta l’obbligo di riti aggiuntivi rispetto a quelli richiesti dallo zen stesso. E che quindi esso sia inconciliabile con il cristianesimo. Ma l’argomento è delicato e credo vadano evitati giudizi lapidari. Mi pongo la questione perché se si esclude questa possibilità bisogna chiedersi come Guénon pensasse potesse esser recepito dalla nostra civilità, l'aiuto dell'Oriente.
Il paragone che fai della casa è molto bello, anche se forse nel caso dello zen si tratta di attraversare una soglia invisibile e di accorgersi che si era già nella casa anzi si era la casa, "ancor prima che Adamo fosse". La forma è il Vuoto e il Vuoto è la Forma, l'interno e l'esterno si compenetrano.
In ogni modo, per chiudere, vorrei tornare alle lecite preoccupazioni di Oscar. Io credo che la questione dell’esoterismo in generale e della Massoneria in particolare sia stata affrontata da lui e da Santaruina, in modo non del tutto corretto. Per quanto concerne la Massoneria in particolare, discreditando assieme a dirigenti ridicoli e indegni, la tradizione intera. Paralre di un complotto giudaico massonico è fare il gioco di quell'Avversario che si è servito della forza dissolvente della componente ebraica distaccatasi dalla tradizione e della Massoneria, così come dei Re e dei Papi, che hanno contribuito, ben prima delle organizzazioni di mestiere e a dispetto della tradizione che incarnavano, alla nascita della modernità. E’ senz’altro vero che oggi è fin troppo facile ottenere un’iniziazione virtuale, e non solo massonica ED ANCHE CHE FINCHE' NON SI E' GIUNTI AL PIANO METAFISICO SI CORRE SEMPRE IL RISCHIO DI ESSERE SEDOTTI DALL'AVVERSARIO. In ogni modo per l'individuo il vero problema è trovare una guida seria ed è su questo fronte che penso bisognerebbe porre la massima vigilanza per evitare le lusinghe della santità rovescieta a cui Oscar ha fatto improprio riferimento.
A mio avviso in questi tempi confusi non c’è alcun luogo "sicuro" e i lupi si nascondono anche tra le pecorelle.
Faccio le valige e, come il tengu a cavallo del chinghiale della mia nuova immagine (un giorno ne parlerò, forse), me ne volo in Giappone, per cui perdonate se non risponderò ai commenti per un pochino. Rinnovo a tutti amiche e amici spero non solo virtuali, in particolare a Carlo, Oscar, Jamiyla, Abdannur, Davide, Barbara, Miguel e anche a Roberto, i migliori auguri di fine/inizio anno. Dimenticavo...Chiocciola mi ha scritto. Ora è in Palestina, a lei un pensiero speciale: in bocca al lupo!
Premessa: da quando ho iniziato ad esplorare questa possibilità di comunicazione (decisamente infera e affatto neutrale- infatti continua a cancellrmi una parte del post-, ma si sà la luce penetra anche nei gironi più bassi) ho incontrato alcuni interlocutori che stimo, a prescidere dalle differenze e dalle diffidendenze, degni di considerazione e utili controparti dialettiche. Ipo è uno di questi, anche se talvolta non ci si capisce, spero quindi che il suo "erede legittimo" non fraintenda la lettera e lo spirito di quanto segue.
L'ESOTERISMO E IL REGNO DEL DEMIURGO
In una nuova blotega nello spazio virtuale di Slinder che prende in qulache modo il posto del nostro amico Iperhomo, al secolo Ipo, trovo qui http://scarafo.splinder.com
un'affermazione radicale: radicale, che mi pare opportuno riprendere: “Un vero esoterista non può avere mire mondane. L'esoterismo è letteralmente metafisica ("oltre il mondo fisico"). ... E dovrebbe esser altrettanto chiaro che chiunque abbia ambizioni mondane e nel contempo si serva di simboli esoterici, è un servo di Satana.”
Ebbene, benché essa contenga una certa verità e anche se crediamo di capire l’intento dell’autore, ci sembra utile svolgere alcune considerazioni in merito, beninteso senza la pretesa di essere la voce della Tradizione. Innanzitutto da quel che abbiamo compreso esoterismo non significa esclusivamente e immediatamente metafisica, il che lo renderebbe praticamente inaccessibile, ma in prima battuta cosmologia. Così, ad esempio, la via massonica, anche nel migliore dei casi, quello cioè in cui il cammino sia orientato e, diciamo, illuminato da una PROSPETTIVA METAFISICA, non attiene affatto al dominio metafisico dei “grandi misteri”, ma a quello più "umano" “dei piccoli misteri”. Sebbene proprio in virtù di questo orientamento, i simboli che impiega possano essere trasposti su un piano che va al di là della fisica. E questo vale, per parlare di cose che conosciamo un pochino meglio, anche per le arti d’oriente. Normalmente, solo dopo aver riguadagnato il centro, la pienezza paradisiaca dello stato umano, è possibile avere “mire” ultramondane, metafisiche.
L’ambizione mondana, in questo ambito, è senz’altro un ostacolo nella Via, ed è giusto ricordare che essa può portare ad un vero e proprio capovolgimento della “direzione di marcia” ed anche che la retta intenzione è, in tutte le tradizioni, il prerequisito indispensabie verso un cammino iniziatico che possa condurre infine oltre il regno della forma, ma arrivare a parlare di satanismo per chi comunque cede all’ambizione mondana ci sembra sbagliato. Santanista è chi adora deliberatamente il Maligno. Chi ne fa un culto rovesciando il senso (e talvolta la forma) dei simboli tradizionali. L’affermazione di Oscar invece a noi pare quindi troppo dualistica e "gnosticheggiante" nel senso dispregiativo che
D’altro canto, assecondando la seconda parte dell’affermazione qui in esame e ricordando i molteplici secoli in cui Papi-principi impiegarono un simbolismo d’origine indiscutibilmente esoterica (basti pensare alle due chiavi) per fini non sempre disinteressati, saremmo costretti a bollare il cattolicesimo romano di satanismo, il che sinceramente ci sembra davvero...eccessivo. [per quanto paradossale possa apparire questa accusa essa fu ciclicamente mossa da molteplici movimenti eretici che rappresentarono, per l'appunto, una sorta di essoterizzazione e volgarizzazione di dottrine esoteriche].
Nonostante il declino della nostra tradizione d’Occidente nei suoi aspetti esoterici ed essoterici provvidenzialmente nulla di simile si è ancora prodotto. Questo vale anche per i massoni: se sono satanisti (più spesso luciferini) lo sono per altra via, cosa che può capitare anche ad un prete (ne abbiamo conosciuti alcuni dediti a sedute spiritiche e simili abberrazioni). Infine si pensi agli imperatori, non avevano essi simboli esoterici, erano forse privi grandi iniziati, come Cesare e Augusto, di mire mondane? Ma queste considerazioni ci porterebbero troppo lontano.
Per chi si incammina nella Via, la cui prima meta è il superamento del dualismo imposto all'uomo dal frutto avvelenato del bene e del male, credo sia importante tenere a mente che il male è una polarizzazione dell'Essere, polarizzazione senza la quale il mondo non potrebbe esistere, e che, come dice un proverbio Sufi, bisogna convertire Satana all'Islam, e non farsi convertire da Lui ad un dualismo radicale e manicheo che lo vorrebbe degno Avversario del Principio, mentre, dal punto di vista metafisico, non ci può essere più alcun avversario, ed è solo per noi, immersi nel regno della forma, che la battaglia imperversa.
a proposito del punto di vista religioso e quello iniziatico e metafisico
"quali che possano essere i punti di contatto, non bisogna mai confonderli né mescolarli, poiche si riferiscono a domini completamente differenti, [...] Tutto ciò che enunciate come verità religiose appartengono a ciò che la dottrina indù chiama "conoscenza non suprema"; basta situare ogni cosa al suo posto perché non ci sia alcun conflitto. Sopratutto non bisogna scordare che il misticismo appartiene interamente al dominio religioso; ..."
per marcare il diverso tenore dei due piani Guénon riporta poi una frase che merita riflessione, e che ricorda una celebre sentenza della santa musulmana Rabi'a:
"FINCHE' L'UOMO DESIDERA IL PARADISO O TEME L'INFERNO, NON POTREBBE ASPIRARE AL MINIMO GRADO DELL'INIZIAZIONE"
Estratto da una letterea di Guénon a Martinez Espinosa, Cairo 1950.
Non è sempre facile tenere distinti gli ambiti essendo sempre viva e forte la tentazione dell'aspirante esoterista di essoterizzare e divulgare ciò che ha (o crede di aver) compreso, molte eresie nacquero così, pare. E d'altra parte, è nota la tentazione "totalitaria" dei rappresentanti della dimensione essoterica di demonizzare l'esoterismo. L'assenza di rapporti profondi tra le due dimensioni è del resto un'abberrazione che si presenta simultaneamente alla nascita della modernità essendone, a ben guardare, all'origine.
Interessante, dal punto di vista in cui ci si pone qui, è sottolineare che molte dottrine orientali e segnatamente la dottrina indù non pongono il problema in questi termini. Un sapere che dobbiamo chiamare essoterico è allora, anche se d'origine divina, "non supremo" vale a dire in qualche misura ancora dualista, relativo.
Forse anche in questa chiave è possibile leggere i grandi problemi di dialogo tra buddhisti e cristiani.
I primi appartenendo ad una tradizione nata in seno alla civiltà indiana e poi specchiatasi con altre tradizioni come il taoismo e lo dzog-chen, appaiono infatti ai secondi gnosticheggianti (anche se non fanno che incarnare una dimensione perfettamente regolare conformemente alla tradizione che gli è propria) e i secondi ai primi intrappolati in un dualismo che, nella stessa Genesi, appare come la radice stessa del male.
Un'utima riflessione: ancor più delle tradizoni orientali, la tradizione primordiale pura è non dualista. Per cui, a mio parere (ma so che il terreno delle previsioni è scivoloso), il riemergere della stessa alla fine dei tempi (incarnata dal ritorno di Cristo), dal cuore stesso del mondo (ovvero dal Cielo), sarà una numinosa emersione (o discesa) della dimensione esoterica che oscurerà tutte le false luci e squarcerà ogni velo. Per questo credo che molti rappresentanti essoterici saranno in una posizione simile a quella del fariseo difronte al Cristo.
L'agitazione che da qualche millenio muove i fautori del "libero spirito" ce lo ricorda, infatti è detto che perfino quanti credono di poter ostacolare i Suoi Progetti non fanno che collaborare alla Sua Opera anche se non essendo invero altro che dualisti radicali, a loro spetterà il destino individuale più infelice.